Anche se in una sola regione della Spagna zapaterista, però il segnale è significativo. Le tradizioni quando non sono più adeguate ai tempi, per il cambiamento della sensibilità, possono giustamente essere superate. La Catalogna manda un segnale importante perchè in un paese che è avanzato soprattutto sui temi sociali dimostra che tutto può essere possibile e pensare anche agli animali è un indice di attenzione a quello che avviene nella società...
Sappiamo quanto dietro alla corrida spagnola, come a tante altre \'fiestas\' spagnole e nostrane, ci siano interessi economici e politici enormi e sappiamo dunque che per mettere in moto processi come quello catalano certamente non basti la sensiblità animalista ma ci vogliono anche scelte politiche concrete per orientare i flussi di denaro altrove o in modo diverso, anche con un pensiero a chi lavora nell\'indotto di tali attività. In altre parole, la riconversione dell\'industria mattatoria della corrida richiederà anni di elaborazione e non dobbiamo accontentarci di una semplice vittoria locale. La lotta è solo all\'inizio.
Le corride sono diffuse nelle altre regioni iberiche e molte manifestazioni potenzialmente cruente con utilizzo di animali si svolgono anche nel nostro paese. La decisione della Catalogna è uno stimolo per continuare nell\'impegno per superare tradizioni obsolete e dannose per gli altri esseri viventi, per l\'ambiente e per l\'educazione alla convivenza civile e tra i popoli.
Enrico Moriconi, Presidente AVDA
Da La Repubblica del 02 10 09
La catalogna dice no alle corride
A fine mese il parlamento catalano proibirà i festejos taurini Hanno vinto gli animalisti che hanno raccolto 180 mila firme in prima pagina, il conservatore ABC titola malinconicamente: «L´ultimo trionfo de José Tomás a Barcellona». Perché, ancora una volta, il più grande matador vivente è uscito dall´arena a hombros, vale a dire sulle spalle dei suoi tifosi. Era l´ultima corrida della stagione. Ma in Catalogna - forse - anche l´ultima della storia. A fine mese il parlamento autonomo deciderà se proibirle. «E se non lo farà, in molti non la prenderanno bene» ci dice Jennifer Berengueras della Piattaforma Prou (Basta, in catalano). «All´80 per cento l´opinione pubblica è con noi». Per finirla con i festejos taurini, l´associazione ha raccolto oltre 180 mila firme. Con l´appoggio di un´ottantina di municipi abolizionisti, in tutta la Spagna.
Animalismo a parte, nella Catalogna irsutamente nazionalista la corrida è da tempo percepita, o fatta passare, come simbolo della colonizzazione culturale spagnola. Aggiungeteci che tra meno di un anno si vota per le regionali, e - stimata al 30-35 per cento - la galassia catalanista arroventa i suoi slogan. Con la crisi economica, ha buon gioco.
Detto questo, l´eventuale proibizione delle adunate taurine cadrebbe in un momento paradossale. Perché, sì, le corride saranno pure sempre più contestate ma non se ne sono mai fatte tante: circa 2500 l´anno.